:: Torna Indietro :: Stampa :: Scarica il pdf ::
DAL CUORE DI UN PELLEGRINO
Dagli occhi di un pellegrino
L'appuntamento è per venerdì 13 febbraio, aeroporto di Fiumicino, per un'ora davvero antelucana (quanto profetica questa parola): le 7:30. Un'ora che, di tanto in tanto, vedo scorrere sull'orologio digitale sistemato accanto al letto e distinguibile solo al buio. Ma per essere a quell'ora a Fiumicino a che ora ci si sveglia? Uno ansioso entro le 3:45. Dopo due ore la navetta ti porta alla stazione ferroviaria di Monterotondo Scalo, il trenino ai voli internazionali del Leonardo da Vinci, scale e tappeti mobili al punto di ritrovo dell'ORP: sono le 7:20. Semplice no? Del Guinness, comunque, parliamo al ritorno.
Il nostro Vescovo Mons.Lino Fumagalli, insieme alla coordinatrice Lella, ci dà il benvenuto e ci presenta il nostro animatore laico: Luca, nelle mani del quale rimettiamo gli orari di 8 (otto) giorni (consecutivi) della nostra vita: siamo nel pieno della profezia sopra citata.
Saltiamo a piè pari le procedure d'imbarco, ancora più strane in quanto consentite, e applicate, sul territorio del nostro popolo privo, proprio per le sue profonde radici religiose, della cultura dell'autoesplosione. Ma così è e così sia o, meglio (anzi, peggio), così è stato.
Dopo un piacevole viaggio tocchiamo finalmente la Terra Santa, accolti da Màjet che ci mette a disposizione il pullman, condotto da Khàder, mussulmano atipico, tranquillo, distensivo, un vero amico che si farà in quattro per esaudire e risolvere ogni nostro desiderio e problema. Per essere cristiano, come gli dirà spesso Luca, manca solo la professione di fede.
Una lieve modifica al programma, che capiterà spesso senza turbamento di nessuno, ci fornisce l'occasione di un gradito anticipo dei giorni a venire: nel santuario Stella Maris sul Monte Carmelo il nostro Vescovo Lino, assistito dai parroci diocesani presenti Mons.Lino, Don Rocco, Don Antonio, Don Simeon e Don Robert (cappellano dell'ospedale di Palombara Sabina) e dal diacono Adolfo, concelebra la S.Messa, servita dall'accolito Nino.
A Nazareth ci sistemiamo nell'albergo Casa Nova gestito dai francescani, ai quali è riconducibile l'esercizio di tutte le istituzioni cristiane che incontreremo in Terra Santa: garanzia di rigore e di puntualità. L'albergo non è, e non può esserlo, a cinque stelle, ma calda e totale è la disponibilità.
In una due giorni di spiritualità inusitatamente frenetica quanto gradita visitiamo, nella nuova basilica dell'Annunciazione, la grotta testimone dell'evento che ha promosso il cambiamento della storia del mondo, dove celebriamo l'Eucaristia, in un'atmosfera di misticismo palpabile, mentre i nostri piedi cominciano a sollevarsi di qualche millimetro dal suolo; visitiamo quindi, anche se in sequenza non strettamente cronologica, la chiesa sulla casa di Giuseppe, il santuario della Trasfigurazione al monte Tabor, il monte delle Beatitudini con la S.Messa del giorno dopo nella chiesa omonima, Tabga e Cafarnao con il santuario a barca sulla casa di Pietro, il lago di Tiberiade che attraversiamo in battello.
Durante questo piccolo pellegrinaggio nel pellegrinaggio, il nostro Vescovo dorme, verso poppa ma senza cuscino...potenza dell'ORP, a metà strada il lago s'increspa, onda sempre più alta che pian piano si allunga, il battello la sente, qualcuno propone di svegliare il Vescovo prima che si cominci a imbarcare acqua...ma la storia non si cambia su due piedi (oltretutto semilevitanti), la "tempesta" si placa, il Vescovo può continuare a [fingere di] dormire fino al kibbutz translacuale, comunità autosufficiente dove consumiamo un pasto locale, genuino e gustoso, in ambiente piacevole e accogliente.
Sulla via del ritorno, una significativa sosta al fiume Giordano, dove il nostro Vescovo benedice con ramoscelli di eucalipto intrisi di acqua del battesimo di Gesù il rinnovo delle nostre promesse battesimali, celebrazione breve e intensa. Ho "dimenticato" (rectius: volutamente differito) la sosta di sabato a Cana: nella chiesa contigua ai luoghi del miracolo di quelle nozze, il Vescovo ha voluto benedire anche il rinnovo delle promesse matrimoniali delle coppie presenti e quindi della nostra, Manuela e Giorgio, di Luigina e Pietro, di Virna e Vito; evento particolarmente emozionante per noi che a metà febbraio, proprio in questi giorni, festeggiamo l'anniversario, quest'anno il 35simo. La ricorrenza, accostata al 71esimo compleanno di Mons.Lino, viene ricordata la sera di domenica 15 con i rituali soffi sulle candeline e i calici levati, dopo "l'ultima cena" a Nazareth. Insieme a qualche altro millimetro sotto le scarpe di ciascuno, si avverte sempre più l'atmosfera familiare, collante spirituale che, riempiendo il vuoto sotto le nostre suole, attrae gli uni agli altri, non solo a tavola dove dietro suggerimento di Luca ruotiamo sistematicamente i posti dei commensali, ma anche sul pullman dove l'appello scema di necessità a vantaggio del richiamo di ciascuno in ordine all'eventuale assenza del...prossimo, che ravvisiamo, oltre ai già nominati, in Zelinda e Giuliana, mamme dei nostri pastori Vescovo e Don Antonio; Alba e Giuseppina, consorelle frequentanti la parrocchia di Casali; Paolo, commercialista laico del viaggio; Sergio, umbro pio, giusta incauta definizione del malcapitato figlioletto su improvvida soffiata della sua maestra; Giorgina, etiopica dolce e talvolta completamente assorta nei suoi pensieri; Maria e Gianna, accorte organizzatrici delle funzioni; Ilaria, bella e la più giovane, mica di poco e Matteo (vedi sopra da ultima, con un posto riservato nel mio cuore in quanto nativo del paese di mio padre, Matino, in provincia di Lecce), entrambi sempre a disposizione delle necessità di tutti.
Lunedì 16, durante il trasferimento a Gerusalemme, brevi soste a Gerico - per acquisti che i mercanti locali meritano davvero, se non per la convenienza o per la qualità, peraltro non indifferente, per le rarissime occasioni di esercitare il loro onesto lavoro anche a causa delle nostre ingiustificate apprensioni - e nel deserto della Giudea dove, sempre su consiglio di Luca (48esimo viaggio in Terra Santa, e si vede...e si sente), ciascuno di noi si ferma a contemplare in completa solitudine il pezzo di cielo che lo sovrasta; unico inconveniente la tirannia del tempo. L'arrivo al Casa Nova di Gerusalemme è un po' lo specchio di quello a Nazareth (forse, per gli 800 mt. s.l.m., un po' meno "caloroso", ma parliamo di gradi Celsius).
Con tempi di permanenza raddoppiati, ma sempre con il sistema della rapida successione non necessariamente cronologica, ricordiamo la visita al santuario della Visitazione di Ain Karem, alle basiliche dell'Agonia e del Gallicantu, al monte Sion, alla cappella del Cenacolo, alla chiesa della Dormizione, al monte degli Ulivi, alle cappelle del Pater Noster e del Dominus Flevit, al Getsemani, alle basiliche dell'Agonia, della Risurrezione, dell'Ascensione, alla tomba di Maria, alla chiesa di S.Anna, alla piscina probatica, al muro del Tempio (impropriamente definito del Pianto). Tra le celebrazioni eucaristiche, riferimento fisso e atteso delle nostre giornate, particolarmente toccanti le cerimonie, conclusiva della Via Crucis celebrata nelle viuzze del shuk del quartiere arabo sotto l'albergo, e l'ultima, dentro al Santo Sepolcro. Sensazioni di paradiso sulla terra.
Memorabili, parlo sempre prevalentemente ma non esclusivamente di spiritualità, le escursioni al mar Morto e a Qumran, quest'ultima località dotata, oltre che di un civettuolo mercato complementare al kibbutz, ottimo come il pasto consumatovi, di un'area archeologica perfettamente attrezzata con annessa sala proiezioni dagli impressionanti filmati. Mi riferisco, infine, a Betlemme, sulla quale avremo occasione di tornare per aspetti diversi che ci hanno colpito, e alla visita al campo dei Pastori, dove Padre Michele lamenta vivacemente l'abbandono che lo ha colpito in ogni senso, anche nei pesanti lavori di scavo, alla basilica della Natività, alla grotta di San Girolamo.
Mons.Fumagalli ci ha voluto accanto a sé anche nei momenti di rappresentanza di questo nostro viaggio della speranza: speranza di apertura, di tolleranza, di generosità, di amore, di pace. Siamo stati, infatti, ricevuti dal Patriarca Vicario di Nazareth Mons.Marcuzzo e dal Nunzio Apostolico di Terra Santa, Siria e Giordania Mons.Sampi, che hanno voluto testimoniarci il loro apprezzamento per la nostra visita, ma anche la loro preoccupazione per la sorte dei cristiani, ridotti ormai a poche centinaia. Sentimenti analoghi ha espresso anche il Custode di Terra Santa, il francescano Padre Battistelli, che ci ha incontrato insieme ai pellegrini, tutti parroci in viaggio di studio e promozione di un grande pellegrinaggio aperto, auspicabilmente, a tanti fedeli, provenienti dalla Diocesi di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo, guidati dal Vescovo Mons.D'Ambrosio che ha, tra l'altro, reso disponibili i posti-letto nell'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza eventualmente necessari per la cura di malati non assistibili in loco, in quanto affetti da malattie inconsuete.
Lascio volutamente per ultime poche parole sulla visita alle due città, tra quelle nelle quali siamo potuti entrare, che, insieme a Gerico, hanno maggiormente colpito la voglia di prossimo, di amore, di fare, senza gettarsi alle spalle le vicende vissute appena voltato l'angolo: Betania e Betlemme. Tre luoghi nei quali l'economia sembra preda di un'involuzione apparentemente inarrestabile che travolgerebbe le popolazioni recluse.
Siamo stati nella "Terra Sancta High School for Boys" diretta dal francescano egiziano Padre Ibrahim Faltas che, nel ricordare che quella scuola è frequentata da centinaia di israeliani e palestinesi che convivono in pacifica e solida amicizia, ci ha raccontato senza indulgere ad autocommiserazioni o a facili trionfalismi, i terribili eventi dell'aprile 2002, quando i residenti vennero bersagliati per 39 giorni con proiettili di armi pesanti e artiglieria, sia dall'interno che dall'esterno della scuola, finché la carità cristiana fece breccia nell'aridità della ragione per realizzare la soluzione concordata incruenta che noi tutti conosciamo.
Siamo stati nel "Centro EFFETA" dove Madre Piera e le sue poche, giovani consorelle, con la sua stessa morte nel cuore e il suo stesso sorriso sulle labbra e negli occhi, assiste un centinaio di bambini audiolesi, tentando con successo di condurli ad una compiuta espressione dei propri pensieri. Sono bambini in grado di dare e ricevere affetto apparentemente senza limiti, che restituiscono davvero "con cento e cento doppi" la più timida delle manifestazioni di condivisione di quella loro speranza oggi fondata sulla sabbia. Viene gelidamente da chiedersi cui prodest, che prospettive avrà la loro vita sociale, una volta superato il problema della salute?
Ci siamo ripromessi, il nostro Vescovo lo ha ripetuto alle autorità incontrate, di adottare per motivi di studio qualcuno degli studenti più meritevoli: almeno uno, fisicamente, presso la sede della Diocesi, altri a distanza.
Sarà una goccia nell'oceano, ma come ha detto la Beata Madre Teresa che di carità se ne intende, "...se nell'oceano non ci sarà, quella goccia mancherà...": è un invito a non fare orecchie da mercante, a non dare le spalle a una questione di enorme rilievo materiale e morale, a fare qualcosa di importante, non sappiamo ancora né come, né quando, ma certamente presto e bene (perchè no, ad esempio - senza mai affezionarsi alle proprie parole e alle proprie idee, ma puntando a quella concretezza che risolve, invece di proporli, i problemi e, quindi, anche senza suggerire alternative destinate solo a seppellirli -, a una onlus che coniughi il nostro bisogno di dare e di fare con le nostre insopprimibili esigenze tributarie).
Potrebbe essere uno dei modi di interpretare e dare attivo riscontro alle recenti parole del Santo Padre in tema di muri e di ponti: di muro ne abbiamo visto tanto; noi ora, oltre che alle parole, pensiamo alle opere che ci chiede nostro Signore e il suo Vicario.
Coraggio fratelli. Adesso siamo una bella famiglia di almeno 27 persone che potrà solo crescere nel numero e nelle intenzioni. Non dilapidiamo i talenti che, "come al solito" gratuitamente, Gesù ci ha distribuito, ma facciamoli fruttare a favore dei nostri fratelli meno fortunati e più bisognosi, facendo, facendo, facendo di più e parlando di meno.
Il nostro "patriarca", dal vertice diocesano, si farà promotore di un'iniziativa di perenne assistenza che la Provvidenza si incaricherà di alimentare, mentre nell'immediato questo suo gregge, ancorchè distribuito nel centro-sud della penisola, lo seguirà. Abbiamo cercato le impronte del Signore nell'archeologia religiosa di tutta la Terra Santa, le abbiamo trovate, vive e vitali, poco fuori della grotta della sua Natività. Le lasciano i ragazzi e le bambine che camminano oggi accanto a Padre Ibrahim e a Madre Piera. Calpestiamole con convinzione e con continuità queste orme, mettendo da parte rancori e pregiudizi, invidie e pigrizie, "...per fare la sua volontà...". Oggi, a questa espressione che tanto ci preoccupa perchè ci chiama a conformare la nostra esistenza a un modello di carità e di essenzialità che cozza contro i nostri egoismi, possiamo dare un contenuto di amore e di realtà che abbiamo conosciuto e condiviso. Ricordiamoci di quanti ci hanno detto e quante volte ci siamo detti che non basta mandare denaro, dobbiamo andare e mandare persone fisiche che alimentino un'economia asfittica e donino vita, attiva e rispettata, a chi viveva di turismo e agricoltura. Il turismo, anche religioso, latita; i prodotti ortofrutticoli non basta che li vendano e li comprino tra loro. Non lasciamo cadere nel nulla l'accorata richiesta di aiuto, senza dimenticare che neanche i nostri fratelli maggiori sono tutti ricchi: nessuno, a cominciare dalla coscienza retta di ciascuno di noi, ce lo potrebbe perdonare.
Dimenticavo due parole sul viaggio di ritorno che, come anticipato, è davvero da Guinness: sveglia telefonica (sic!) alle 1:00 di venerdì 20 febbraio, partenza per l'aeroporto di Tel Aviv alle 2:00 e per Roma Fiumicino alle 6:05. Come dicono a Napoli, nu babà. Viaggio rilassante, arrivo a Roma verso le 9 locali. Per le procedure, di competenza EL AL, le informazioni più dettagliate le possono fornire Matteo per quella di Roma e Giuliana per quella di Tel Aviv. Niente altro per Luca: ancora un apprezzamento sembrerebbe enfasi, negativa, tutto il resto, riduttivo. Grazie Luca.
Coltiviamoci questo cuore un po' meno di pietra e un po' più di carne che abbiamo riportato a casa e piantiamo subito in vaso con terra buona, santa appunto, i semi di carità e di amore (sembra espressione tautologica, ma stavolta non è così) che il Signore ha posto sulla nostra strada.
A presto, con le opere.
Giorgio Antonaci
