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Nostra Esperienza in Terra Santa

(un diacono racconta)

Guidati dal nostro Vescovo diocesano Mons. Lino Fumagalli, un gruppo di fedeli laici diocesani con alcuni parroci ci siamo recati in Terra Santa per cercare di riprendere quel dialogo con i nostri fratelli cristiani interrotto a seguito degli avvenimenti politici dell’ultimo periodo. Abbiamo visitato tutti i luoghi sacri con il gelo nel nostro cuore per come ci si è presentata la situazione attuale. Dovunque desolazione e tanta tristezza.
Abbiamo visitato anche Bethlehem e dopo la Celebrazione Eucaristica nella Basilica della Natività ci siamo recati presso la scuola che padre Ibrahim Faltas, il frate che è stato mediatore durante l’occupazione della Basilica della Natività, dirige da molti anni. Abbiamo parlato a lungo con lui e cosi siamo venuti a sapere che questa è una scuola cristiana che accoglie bambini sia palestinesi che israeliani cristiani e che attualmente vi sono duemila scolari divisi tra maschi e femmine. La scuola va avanti tra mille difficoltà di ogni genere soprattutto quella economica.

 

Sentite queste parole, durante uno dei nostri momenti di confronto su quanto avevamo visto e vissuto, abbiamo preso la decisione che al rientro avremmo scritto dicendo che era nostra intenzione adottare un bambino e che avremmo pensato noi ai suoi studi mantenendolo dall’inizio della scuola fino al compimento degli studi. Così al nostro rientro, d’accordo con il vescovo, abbiamo scritto a padre Ibrahim e dopo aver ricevuto risposta abbiamo inviato la somma necessaria che era stata raccolta durante il viaggio di ritorno. Il bambino adottato si chiama Ibrahim Imad Naameh è nato il 22. 10. 1997 e frequenta la prima classe delle elementari. Ci è stata mandata, insieme ad un certificato di adozione, anche una fotografi. Si tratta di un bel bambino dal viso vispo ed intelligente e direi anche birichino come sono tutti bambini di quell’età. Siamo contenti di questa nostra decisione soprattutto perché abbiamo concretizzato il nostro viaggio con un gesto di solidarietà verso altri fratelli che soffrono.

Il nostro augurio? Quello che questo nostro gesto non sia un gesto isolato e che altri pellegrini come noi si rechino nella Terra di Gesù perché più pellegrini vanno in Terra Santa più possiamo aiutare i nostri fratelli cristiani in difficoltà.

 

Adolfo Piria Diacono








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