Progetto TerraSantaTerraNostra

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Pellegrini in Terra Santa, oggi.
Tramite la Diocesi sabina, un sostegno degli abitanti dei luoghi santi

Nell’ambito del lavoro di sostegno morale ed economico ai cristiani di Terra Santa, promosso dalla Cei, Conferenza Episcopale Italiana, si è realizzato per iniziativa del Vescovo Lino Fumagalli sul territorio sabino un progetto che ha preso il nome TerraSantaTerraNostra, dove “l’aggettivo “nostra” non è indice di proprietà, ma di appartenenza alla comunità cristiana., come spiega Tranquilla Mozzetta Salustri, coordinatrice dei pellegrinaggi in Terra Santa della nostra diocesi. “La Terra Santa è di tutti. La Terra Santa è di tutti coloro che si professano cristiani. La Terra Santa secondo noi è “Terra Nostra” perché ognuno di noi, in quanto cristiano, non può negare di appartenere a due patrie: la propria e la Terra Santa.”

Come vivete, voi pellegrini, la situazione di guerra di quei territori?
Certo non è facile. Ma da sempre i pellegrini sono portatatori di pace. Questo è il nostro compito. La presenza dei pellegrini, infonde coraggio e alimenta la speranza.
La violenza, nei luoghi santi, in passato è stata così scellerata da generare nei pellegrini timore per la propria incolumità. Una paura tanto generalizzata da bloccare per molti mesi i pellegrinaggi, che pure sono determinanti per l’economia di tutta la Galilea e la Samaria. Quindi bisogna darsi coraggio, aiutando i cristiani del luogo a rimanere, perché se continuerà il loro esodo dalla Terra Santa, perderemo le radici storiche della nostra fede.
Qual è il vostro modo di porvi dinanzi ai conflitti presenti sul territorio?
Pur amareggiati per la lotta sanguinosa tra israeliani e palestinesi, che consideriamo senza distinzioni nostri fratelli, poco ci riguardano le questioni legate ai confini territoriali di queste due nazioni e siamo lontani dall’intenzione di schierarci politicamente in favore degli uni o degli altri. Noi desideriamo solamente che possano finire gli scontri. E’ una assurda contraddizione per noi, che la Terra dove è nato il Principe della Pace sia zona di guerra, quindi, semplicemente, andando in Terra Santa testimoniamo la nostra fede e il nostro interesse per i luoghi santi.
E’ difficile oggi per un viaggiatore occidentale, seppur pellegrino armato di fede, essere spettatore degli avvenimenti del quotidiano di quei luoghi?
Alla gioia del pellegrinaggio, salire alla “Santa Gerusalemme”, si contrappone la costernazione, nel vedere quel muro orrendo che viene definito “muro di sicurezza”. Un muro che separa le famiglie dalle proprie coltivazioni, interrompe i rapporti vicinali, proibisce ai bambini di giocare insieme… perciò siamo chiamati a costruire “ponti”, e fare tutto il possibile per abbattere le barricate dell’odio.
In che modo si può renderlo possibile? In che consiste il vostro impegno in Terra Santa, che vi siete prefissi?
Il progetto diocesano pro-Terra Santa ha scelti due primi strumenti: l’aiuto concreto ai bambini di Betlemme, e la promozione dei pellegrinaggi verso la Terra Santa, condizione necessaria per la ripresa dell’economia di tutto il territorio.

Come si svolge il vostro sostegno?
Il nostro Vescovo, Mons. Lino, promuove l’adozione scolastica a distanza in favore della Terra Sancta High Scool di Betlemme che, diretta dai Padri Francescani, garantisce ad oltre duemila alunni di entrambi i sessi dalle elementari alle superiori, la possibilità di studiare e di ricevere un sostegno materiale. La scuola è aperta a palestinesi cristiani e musulmani, che fanno così esperienza di convivenza e collaborazione, avendo una possibilità unica di aggregazione e vita civile.
Alcune parrocchie della nostra diocese, invece, sono da anni impegnate, a sostenere con lo strumento dell’adozione a distanza i bambini sordomuti dell’istituto Effeta di Betlemme.

Quali sono le modalità di sostegno scolastico a distanza?
L’adozione di uno studente ha un costo di 31 euro mensili, da versare con scadenza annuale, mensile o semestrale, a propria scelta, oppure con una offerta libera una tantum, come sostegno, tramite versamento: c.c. post. n° 62340526, intestato a: Diocesi Suburbicaria Sabina-Poggio Mirteto - “TerraSantaTerraNostra” - Piazza Mario Dottori, 14 - 02047, Poggio Mirteto (Rieti). Causale: Adozione, opp. Partecipazione.

Chi sono i partecipanti ai pellegrinaggi di solidarietà che organizzate?
Persone comuni, con un cuore grande e con un pizzico di coraggio e impegno civile in più. Vi prendono parte anche diversi personaggi noti della vita pubblica del nostro territorio, che ovviamente, ben lungi dal voler essere menzionati direttamente ed avere della pubblicità dal loro operato, contribuiscono al progetto con il loro tempo, sperando soltanto in un risultato costruttivo. Il nostro territorio ha grandi risorse umane, tante sono le persone che già si dedicano al volontariato. Un esempio su tutti è il costante lavoro che il Centro Caritas Unito di Mentana svolge sul territorio ormai da 10 anni. Quella del pellegrinaggio in Terra Santa, la terra di Gesù, è un’esperienza formativa, di crescita personale e spirituale, che consiglio a chiunque. E’ positivo lo spirito di aggregazione che si viene a creare, anche dopo il rientro a casa; Il gruppo non si scioglie alla fine del pellegrinaggio anzi si trasforma in gruppo di lavora a favore dei più bisognosi.

Come fare per prendervi parte?
Innanzi tutto rivolgendosi al proprio parroco. Sono molte le parrocchie della vicaria di Mentana- Monterotondo che hanno già in programma per il 2006 un pellegrinaggio in Terra Santa. Oppure ci si può rivolgere alla Coordinatrice diocesana Tel. 348 6900626 .

Per concludere, quale potrebbe essere uno stimolo a vedere con maggior sensibilità le problematiche dei cristiani residenti in Terra Santa?
Chiunque si senta attratto dai luoghi della vita terrena di Gesù non può esimersi dall’attenzione e dalla pre-occupazione per i cristiani che lì vivono e che ogni giorno devono superare situazioni difficili di sopravvivenza. Un ottima motivazione è quella di sentirsi chiamati in causa dalle parole di Giovanni Paolo II pronunciate al Parlamento Italiano nel novembre del 2002. "...il cristianesimo ha un’attitudine e una responsabilità del tutto peculiari: annunciando il Dio dell’amore, esso si propone come la religione del reciproco rispetto, del perdono e della riconciliazione".

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